Al Direttore dell’Accademia della Crusca
Firenze, in via di Castello 46
Oggetto: Proposta di orientamento sull’uso di segni giapponesi e cinesi nella lingua italiana
Egregio Direttore,
Con grande rispetto per l’autorevolezza dell’Accademia della Crusca, mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione una questione che, pur non rappresentando un intervento urgente o straordinario, merita un ponderato approfondimento da parte della Sua illustre istituzione.
Nel corso degli ultimi decenni, l’italiano ha visto l’adozione crescente di simboli e termini provenienti dalle tradizioni giapponese e cinese, come zen, karate, sushi, kimono, e anche segni ideografici come 愛 (amore), 力 (forza), 福 (fortuna). Questi elementi, che un tempo appartenevano a un ambito strettamente specialistico, sono ormai parte del linguaggio comune, attraversando le frontiere della cultura, della moda e della spiritualità. Nonostante questa diffusione, la loro corretta collocazione nel panorama linguistico italiano meriterebbe un orientamento chiaro e autorevole, che, come sempre, spetta all’Accademia.
È noto che la Crusca non ha competenza diretta sui dizionari, ma la Sua funzione di guida normativa resta imprescindibile. L’adozione di segni giapponesi e cinesi, pur essendo un processo naturale e in costante evoluzione, necessita di un supporto che consenta di integrarli con consapevolezza e precisione all’interno della lingua italiana. Non si tratterebbe di alterare i principi fondamentali della lingua, né di modificare le regole della traslitterazione, che continueranno ad applicarsi ove necessario, ma di dare una direzione chiara per il corretto uso di questi segni, affinché la loro adozione avvenga senza confusione e nel rispetto delle strutture linguistiche esistenti.
La Crusca, con la Sua esperienza consolidata, potrebbe offrire un contributo di grande valore, come ha fatto in passato per altre influenze linguistiche provenienti dalle lingue anglofone, per esempio, che hanno arricchito il nostro lessico. Così come, parallelamente, l’italiano sta ormai facendo il suo ingresso in ulteriori contesti anglofoni e ispanofoni, con una rinnovata attenzione alla bellezza e alla ricchezza delle nostre parole, l’introduzione di segni giapponesi e cinesi può essere considerata parte di questo stesso processo di scambio linguistico e culturale.
L’obiettivo sarebbe dunque quello di promuovere un uso consapevole e coerente, non solo di quei termini già entrati nel linguaggio quotidiano, ma anche dei segni ideografici, affinché vengano adottati in modo corretto e appropriato, evitando ridondanze o forzature. Il tutto, naturalmente, senza modificare la sostanza della nostra lingua, ma rendendo chiaro come questi segni possano, ove opportuno, entrare a far parte di un lessico in continua evoluzione, come accaduto in passato per altri prestiti linguistici.
Sono certo che l’Accademia, nel suo ruolo di custode della lingua, saprà trovare un equilibrio tra l’accoglimento delle nuove influenze e il rispetto per la nostra tradizione. Un orientamento che, anziché alterare la nostra lingua, ne favorisca un’armoniosa crescita, rispondendo alle esigenze di un mondo in cambiamento. In questo modo, senza compromettere radici e significato originario dei termini, si potrà dare una direzione chiara all’uso di simboli che, ormai, fanno parte della quotidianità di molti, non solo delle significative comunità asiatiche.
Confido che la proposta possa essere accolta con la consueta attenzione e saggezza che sempre contraddistinguono la Vostra opera.
Con il massimo rispetto,
Claydi Kadiu